Dalla Chiesa alle vie del paese fino alla Villa Comunale: una serata itinerante ha accompagnato la nascita della nuova realtà musicale. E l’Agosto Palermitese conferma la forza di un programma costruito insieme. PALERMITI – Palermiti continua a vivere un agosto vivace, intenso e partecipato, confermando la forza di una comunità che sa riconoscersi nei momenti di autentica cultura e condivisione. Nella serata del 7 agosto, il paese ha accolto l’inaugurazione del Gruppo Musicale “Maria SS. della Luce”, iniziativa promossa dall’Associazione Musicale Palermiti (A.M.P.) che ha coinvolto la cittadinanza in un percorso itinerante iniziato nel cuore della tradizione e proseguito lungo le vie del borgo. La banda ha infatti aperto la serata con un omaggio alla Madonna nella Chiesa Matrice, un momento carico di simboli e identità, per poi muoversi in corteo attraverso le strade del paese, accompagnata da un pubblico che ha seguito con partecipazione e curiosità ogni tappa del percorso. Un evento vissuto “in movimento”, che ha trasformato Palermiti in un palcoscenico diffuso, dove la musica ha incontrato la comunità nei suoi luoghi più familiari. La Villa Comunale ha ospitato la parte conclusiva dell’iniziativa, dedicata alla presentazione ufficiale dell’associazione e dell’organico del nuovo gruppo musicale. Qui, in un clima raccolto e attento — comprensibilmente più contenuto dopo ore di cammino e musica — sono stati illustrati la storia, la visione e gli obiettivi dell’A.M.P., confermando la solidità di un progetto che nasce da lontano e che oggi trova finalmente forma. A novembre del 2025 è nata l’A.M.P., Associazione Musicale Palermiti, realtà no profit all’interno della quale prende vita il Gruppo Musicale “Maria SS. della Luce”, destinato a portare il nome di Palermiti nel mondo della musica bandistica. L’idea è di Maurizio Tavano, presidente dell’associazione, musicista che ha iniziato a studiare a soli dieci anni e che, dopo una lunga pausa, ha ritrovato in età adulta la passione per gli strumenti e per le bande musicali. Nel suo percorso ha suonato nelle bande di Olivadi e Cortale e ha avuto l’opportunità di condividere l’esperienza musicale con il maestro Franco Salime, sassofonista di prestigio che ha collaborato, tra gli altri, con Ennio Morricone. Da questa passione ritrovata è maturata l’idea di dare vita a una banda musicale che portasse il nome di Palermiti, superando anche le difficoltà legate alle dimensioni ridotte del paese attraverso il coinvolgimento di musicisti provenienti dai centri vicini. Un progetto che guarda già al futuro: tra gli obiettivi dell’A.M.P. c’è infatti l’avvio di corsi musicali rivolti a bambini, ragazzi e adulti, per consentire a chiunque abbia voglia di avvicinarsi alla musica di imparare a suonare uno strumento e, in prospettiva, entrare a far parte del gruppo. Alcuni musicisti hanno già intrapreso questo percorso: Faustino Fontanella al sax tenore, Sergio Tripodi al sax contralto, Vito Notaro al clarinetto, Salvatore Aiello al flauto traverso e Claudio Vagnato alle percussioni. Nell’organico del Gruppo Musicale “Maria SS. della Luce” figurano inoltre il maestro collaboratore Igor Gullà, il vice maestro professor Piero Costa, il capo banda amministrativo Giuseppe De Fazio e il capo banda artistico Stefano De Stefani. Il programma dell’Agosto Palermitese, “promosso e patrocinato” dall’Amministrazione comunale insieme alle numerose associazioni locali, sta mostrando una delle sue caratteristiche più significative: la capacità di valorizzare esperienze differenti all’interno di un progetto unitario. Ogni appuntamento, dalle attività sportive alle sagre, dalle presentazioni di libri agli eventi musicali, contribuisce a costruire un calendario riconoscibile e condiviso. Anche gli eventi nati autonomamente o presentati da terzi come presunti ed estemporanei “apripista” trovano la loro naturale collocazione all’interno di un agosto che, nella sua struttura originaria e ben prima dell’estate, aveva già definito un percorso culturale chiaro. La vivacità di un borgo non si misura con iniziative improvvisate né con tentativi di intestarsi primogeniture, ma con la capacità di riconoscere e rispettare un progetto comune. La cultura non cerca protagonismi: unisce. E quando istituzioni, associazioni e cittadini concorrono, ciascuno nel proprio ruolo, alla costruzione di un cammino collettivo, il risultato appartiene alla comunità intera. Senza necessità di inutili confronti o rincorse ai commenti, i fatti e la partecipazione itinerante raccontano un’estate intensa, vissuta e armoniosa, in cui gli eventi si susseguono e il pubblico risponde con una presenza autentica, distribuita e coinvolta. L’inaugurazione del Gruppo Musicale “Maria SS. della Luce” ha mostrato ancora una volta che Palermiti sta vivendo un momento di straordinaria energia collettiva. La serata di ieri lo ha confermato: la partecipazione dà forza, Palermiti cresce quando la comunità c’è e le istituzioni tracciano la rotta. È così che il paese continua a progredire, mettendo insieme esperienze, competenze e sensibilità diverse all’interno di un mosaico unitario che sta accompagnando i cittadini verso uno degli Agosti più ricchi, partecipati e memorabili degli ultimi anni. Maria Luisa Iezzi
L’incontro quasi casuale con Giovanni Sgrò in una palestra di Soverato diventa il punto di partenza per riscoprire la storia di un calabrese che ha attraversato couture, Milano, Canada e Stati Uniti fino ai vertici della moda internazionale
A volte le storie più interessanti non si incontrano negli uffici stampa, nelle première o dietro le quinte di una sfilata. Si incontrano in palestra.
È successo a Giovanni Sgrò, nella “sua” Flex Gym di Soverato. Tra una serie di esercizi e l’altra, in uno di quei luoghi dove le persone si presentano senza troppi apparati, riconosce dopo anni Daniele Lombardo. Un volto del passato, un ragazzo partito dalla stessa città. Qualche parola, i ricordi, le domande inevitabili su ciò che è accaduto nel frattempo.
Ed è proprio quel “nel frattempo” a trasformare una stretta di mano in una scoperta.
Perché il ragazzo di Soverato, nel frattempo, è diventato uno dei professionisti calabresi che hanno raggiunto i livelli più alti della moda internazionale. Ha lavorato tra Europa e Nord America, ha vissuto per un decennio negli Stati Uniti e nel continente americano, ha ricoperto incarichi creativi di primo piano e oggi porta la sua visione dentro Just Cavalli, con l’obiettivo dichiarato di rafforzarne un’identità autonoma e contemporanea.
Una carriera che, guardandola da Soverato, sembra svilupparsi su una distanza enorme. Lombardo, invece, quella distanza quasi la cancella con poche parole.
«Qui è casa. È dove sono nato e cresciuto. Tutto è partito da qui e sarà per sempre così».
Ed è probabilmente questa la chiave più interessante della sua storia: non quella di chi fugge dalla provincia per dimenticarla, ma di chi parte, attraversa il mondo e continua a riconoscere il proprio punto zero.
Il geometra diventato designer
La moda, curiosamente, non era nei programmi.
A Soverato Lombardo sceglie inizialmente gli studi da geometra. Oggi racconta quella decisione sorridendo, come un piccolo errore di interpretazione della propria vocazione.
«Ho fatto il geometra per “errore”. Avevo confuso il disegno in generale, che amo, con il disegno tecnico, parte fondamentale di un istituto tecnico, che invece non digerivo molto bene».
Ma proprio il disegno era già l’indizio.
L’arte, racconta, non è qualcosa che abbia scoperto improvvisamente: «Credo sia nata e cresciuta insieme a me, passo dopo passo. Ho sempre disegnato e creato».
La moda arriva dopo. E arriva grazie all’intuizione del padre.
Lombardo lo descrive come una persona «apertissima per i tempi», capace, nella Calabria di allora, di immaginare per il figlio un percorso professionale molto meno convenzionale di quelli considerati sicuri.
Dopo le superiori gli suggerisce di frequentare una scuola di moda.
È una svolta.
Lombardo studia all’Istituto Mediterranea del Design di Catanzaro, orientando finalmente quel talento per il disegno verso la progettazione di moda, e successivamente completa la formazione con un master all’Istituto Marangoni di Milano, che definisce senza esitazioni «la Mecca della moda a livello italiano e mondiale».
Fino ai diciotto anni quel mondo era stato quasi sconosciuto. Pochi anni dopo sarebbe diventato la sua vita.
La telefonata di Renato Balestra
Nelle carriere importanti esiste spesso un momento che, riletto a posteriori, appare come il punto in cui tutto cambia.
Per Lombardo ha un nome preciso: Renato Balestra.
«Il primo vero passo è stata la chiamata di Renato Balestra, maestro assoluto della couture a quei tempi. Mi offrì uno stage nel suo studio, dove poi sono rimasto tre anni, assunto come designer».
Non una semplice esperienza professionale, ma l’ingresso in una concezione della moda fatta ancora di atelier, costruzione dell’abito, artigianalità, immaginazione.
«In quel mondo e in quella moda fatta di sogni che era la couture parte la mia avventura».
Da quel momento la geografia si allarga.
Milano. L’Europa. Il Canada. Gli Stati Uniti. New York, Los Angeles. Nel curriculum entrano importanti aziende internazionali e anche una lunga esperienza come Creative Director di Buffalo David Bitton in Canada, prima dell’approdo all’universo Cavalli.
La stampa internazionale si accorge del suo lavoro. Maxim, raccontando il rilancio di Just Cavalli, lo presenta come il creativo chiamato a costruire per il marchio una personalità più riconoscibile, non semplicemente quella di una linea giovane legata al nome Roberto Cavalli, ma un’identità capace di parlare il linguaggio dello streetwear contemporaneo e del nuovo lusso.
Da Soverato al mercato globale, dunque.
Ma Lombardo evita la retorica della strada spianata.
L’ambizione, prima nemica e poi alleata
Quando gli si chiede quali ostacoli abbia incontrato, non indica una città difficile, un’azienda, una porta chiusa.
Indica se stesso.
O meglio, l’ambizione.
«Non ho mai considerato gli ostacoli nel mondo del lavoro. L’unico mio nemico nella crescita è stato poi l’arma che si è rivelata il mio successo: l’ambizione».
Da giovane, spiega, desiderare continuamente qualcosa di più gli impediva di riconoscere il valore dei piccoli avanzamenti.
«Volevo di più e per questo reagivo e sceglievo sbagliando. Con il tempo ho capito che tutti quei piccoli passi e quegli errori mi servivano come il pane. Era il tempo che mi stava formando e plasmando in quello che sono oggi».
L’ambizione non è scomparsa. È stata educata.
«Ho ancora la stessa ambizione, ma oggi riesco a gestirla e dominarla. Ci vogliono sacrifici per raggiungere le vette più alte e dietro ogni successo c’è una lunga strada piena di ostacoli».
È forse la parte meno patinata e più interessante del racconto di un uomo che lavora in un settore costruito anche sull’immagine: dietro il risultato visibile esiste un accumulo invisibile di tentativi, errori, spostamenti e decisioni.
Just Cavalli e la regola dell’identità
Oggi una delle parole che Lombardo utilizza più volentieri parlando di moda è identità.
In un sistema che cambia rapidamente, inseguendo tendenze che nascono e scompaiono nel giro di una stagione — ormai talvolta di poche settimane — considera pericoloso trasformare un marchio in un semplice inseguitore del mercato.
«Ogni brand di successo deve avere dei valori chiari. L’identità è uno di questi. Nella moda che cambia continuamente inseguendo i trend, il vero successo è restare fedeli all’identità creata per il proprio brand».
Poi un secondo principio: «Il team vince sul singolo».
Un’affermazione significativa in un settore che ha costruito per decenni il mito dello stilista-star. Dietro il direttore creativo, sottolinea invece Lombardo, c’è necessariamente una squadra.
Identità, lavoro collettivo e, aggiunge, «decisioni facili e coerenti».
Just Cavalli resta un marchio particolarmente forte sul mercato italiano, ma la direzione è quella dell’internazionalizzazione. Lombardo conosce bene entrambe le sponde dell’Atlantico e considera ancora il Made in Italy un capitale straordinario.
America e Russia continuano a mostrare una forte attrazione per i grandi marchi italiani, ma, osserva, il prestigio dell’Italia rimane globale.
Un patrimonio, tuttavia, che non può essere considerato acquisito per sempre.
«La Francia è già sopra di noi, la Cina corre»
Alla domanda sulla leadership italiana, Lombardo non ricorre all’autocompiacimento.
«Siamo ancora a un buon livello, ma se non ci attrezziamo la Francia è già sopra di noi. La Cina cresce più rapidamente del previsto e l’America porta innovazione con nuovi brand giovani».
C’è poi il problema produttivo.
Il peso dei costi sta progressivamente spostando quote di produzione verso Portogallo e Turchia, oltre ai grandi poli manifatturieri di Cina, India e Bangladesh.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto lo stile. Riguarda materiali, tecnologia, organizzazione industriale, capacità di innovare.
E inevitabilmente riguarda anche l’intelligenza artificiale.
Moda e intelligenza artificiale: il cambiamento è appena cominciato
Su questo terreno Lombardo distingue nettamente l’uso popolare dell’IA da quello che sta avvenendo dentro le imprese.
La sua formulazione è volutamente provocatoria:
«Per ora l’AI è solo un giocattolo usato per lo più per cose stupide dalla maggior parte delle persone».
Ma la seconda parte del ragionamento è molto più seria.
«Nelle aziende, invece, questi sistemi stanno già prendendo il posto dell’uomo e il futuro credo sarà caratterizzato da un cambiamento sociale molto impattante nel lavoro e nel rapporto uomo-macchina».
È una distinzione importante: mentre nel dibattito pubblico l’intelligenza artificiale viene spesso percepita attraverso immagini, chatbot o applicazioni curiose, nelle filiere produttive sta già modificando processi, tempi e ruoli professionali.
Anche per un’industria creativa come la moda, quindi, la questione non è più domandarsi se la tecnologia arriverà. È capire come cambierà il lavoro creativo quando sarà pienamente integrata nei processi industriali.
Il corpo come parte della disciplina creativa
Poi la conversazione ritorna nel luogo in cui era cominciata: la palestra di Soverato.
Il fisico allenato, i tatuaggi, l’attenzione evidente all’immagine personale potrebbero apparire semplicemente coerenti con il mondo professionale di Lombardo.
Per lui rappresentano qualcosa di più.
«Amare se stessi e prendersi cura della propria immagine, della salute personale e delle proprie energie è una formula per il successo».
Sport e bodybuilding diventano così parte di una disciplina più ampia.
«Non è soltanto un biglietto da visita, ma una vibrazione che trasmetti agli altri prima ancora della tua stretta di mano».
Ed è curioso che proprio una stretta di mano, quella con Giovanni Sgrò, abbia permesso di riaprire questa storia.
Perché nell’uomo incontrato in palestra a Soverato convivono mondi apparentemente lontanissimi: il ragazzo che disegnava, lo studente che aveva scoperto di non amare il disegno tecnico, il figlio incoraggiato da un padre lungimirante, l’apprendista di Renato Balestra, il designer emigrato, il manager creativo che ha conosciuto l’America e il professionista chiamato oggi a ripensare l’identità di un grande marchio italiano.
E poi c’è ancora Soverato.
Il mare, gli amici, la palestra, i ricordi dell’infanzia.
Non uno sfondo nostalgico da recuperare quando si torna in vacanza. Piuttosto un punto fermo dentro una biografia costruita sul movimento.
«Sono un sognatore, Gianni»
Alla fine Giovanni Sgrò gli domanda che cosa sogni adesso Daniele Lombardo.
Una domanda quasi inevitabile per qualcuno arrivato così lontano.
La risposta, però, non contiene una posizione aziendale, una città o un prossimo traguardo.
«Io sono un sognatore, Gianni. Non ho mai smesso di farlo e mi lascio sempre sorprendere e trasportare dai sogni. È un processo naturale e di crescita. Sogno sempre il meglio».
Forse è questo il punto in cui la distanza tra Soverato e le capitali della moda diventa improvvisamente molto più breve.
Perché prima delle maison, delle collezioni, dei mercati internazionali e delle direzioni creative c’è stato un ragazzo che disegnava in Calabria senza sapere ancora dove quel gesto lo avrebbe portato.
Ha attraversato molti luoghi, ma non ha cambiato il luogo da cui racconta di essere partito.
E per salutare sceglie una formula antica, quasi in contrasto con un’industria ossessionata dal prossimo trend, e proprio per questo perfettamente coerente con tutta la sua storia:
SILVERSTONE (GRAN BRETAGNA) (ITALPRESS) – Jorge Martin (Aprilia) vince la Sprint Race del Gran Premio di Gran Bretagna, dodicesimo appuntamento del Mondiale di MotoGp. Lo spagnolo domina dal primo all’ultimo giro e precede l’Aprilia Trackhouse del giapponese Ai Ogura. Completa il podio Marco Bezzecchi, che chiude il tris Aprilia a Silverstone. Quarto Alex Marquez (Ducati Gresini) davanti a Fabio Di Giannantonio (Ducati VR46). In grande difficoltà la Ducati ufficiale. Marc Marquez termina nono dopo una Sprint condizionata dal degrado alla gomma posteriore, mentre Francesco Bagnaia non va oltre la 17esima posizione. – foto Ipa Agency – (ITALPRESS).
PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – Dopo Elisa Cosetti, anche Andrea Barnabà conquista la medaglia d’argento nei tuffi dalle grandi altezze agli Europei di Parigi. Dai 20 metri l’azzurro, in testa dopo i primi due round, chiude il quarto salto con un totale di 386 punti e si deve arrendere solamente al romeno Catalin Petru Preda, che si prende l’oro con 411.60 punti e un ultimo tuffo da 145 punti. Bronzo al francese Gary Hunt con 382.50 punti, appena davanti allo spagnolo Carlos Javier Gimeno Martinez (378.85). L’altro azzurro è Davide Baraldi, quinto con 350.20 punti. – Foto Ipa Agency – (ITALPRESS).
GIACARTA (INDONESIA) (ITALPRESS) – Il nuovo Milan di Ruben Amorim si è arreso contro il Chelsea, per 3-0, allo stadio “Gelora Bung Karno” di Giacarta, nella gara amichevole ribattezzata “Indonesian Super Cup”. A decidere il test le reti di Joao Pedro (doppietta) e di Caicedo.
Nel 3-4-2-1 iniziale dei rossoneri si rivede titolare Luka Modric, rientrato da poco in gruppo dopo i Mondiali con la “sua” Croazia e il seguente periodo di riposo e in avvio in panchina nel derby contro l’Inter di mercoledì. Nel 4-2-3-1 del Chelsea di Xabi Alonso, invece, brilla sulla sinistra il neoarrivato Marco Palestra. Con lui sugli scudi anche due giocatori non convocati nelle rispettive Nazionali per il torneo iridato, ovvero l’inglese Cole Palmer e il brasiliano Joao Pedro.
Proprio il centravanti dei blues ha scaldato i guantoni dell’estremo difensore rossonero Torriani al 12′. Al termine del primo tempo, poi, lo stesso Joao Pedro (inspiegabilmente solo al centro dell’area di rigore) ha siglato di testa la rete dell’1-0.
Dopo un intervallo più lungo del solito, formazione rossonera rivoluzionata con una girandola di sostituzioni e soprattutto con l’ingresso in campo di Goncalo Ramos al centro dell’attacco. La musica però non è cambiata e gli inglesi hanno raddoppiato subito con la doppietta, da due passi, di Joao Pedro. Dopo altri 4 minuti ecco il colpo del 3-0, segnato al volo da fuori area da Caicedo. A ruota il Chelsea ha colpito due pali, con i neoentrati Quenda e Jackson; poi è calato il sipario su un test certamente non incoraggiante per i rossoneri.
Avete mai sognato di pedalare sul tetto del mondo? Per le 18 squadre ciclistiche internazionali riunite nello Xizang, nel sud-ovest della Cina, quel sogno è diventato realtà. Recentemente si è svolta la “Trans-Himalaya International Road Cycling Extreme Race”, su una distanza complessiva di 570,68 chilometri. (XINHUA/ITALPRESS)
mec/mrc (Fonte video: Xinhua)
In occasione della 18esima Giornata nazionale del fitness in Cina, scoprite come il “circuito del fitness in 15 minuti” stia avvicinando gli impianti sportivi alle comunità di tutto il Paese.
(XINHUA/ITALPRESS)
mec/mrc (Fonte video: Xinhua)
Per l’evento La Notte Azzurra nelle giornate di lunedì 17, martedì 18 e mercoledì 19 agosto 2026, nella Piazza San Francesco di Paola di Montepaone, il palco ospiterà musica dal vivo tra cantanti e tribute band. La Notte Azzurra svela finalmente il suo cast artistico musicale. Il litorale ionico ospiterà non solo le eccellenze del pescato dello Ionio, ma anche spettacoli a cielo aperto. Il programma musicale è stato scelto per intrattenere il pubblico di tutte le età, creando una colonna sonora ideale per accompagnare le degustazioni dei numerosi stand gastronomici. Di seguito il programma ufficiale delle tre serate: Ad aprire la manifestazione, nella serata del 17 agosto ci saranno i Faberi, tribute band del cantautore ligure Fabrizio De André, che porterà in scena lo spettacolo musicale “Questa di Fabrizio è una storia vera”, con l’intento di portare il pubblico in un viaggio tra musica e memoria. Successivamente, durante la notte del 18 agosto si esibirà la tribute band di Mango nel progetto musicale “Raccontando Mango”, guidato dalla voce di Filippo Nicolino, che farà rivivere la poesia e i grandi successi del cantautore lucano. Nella serata conclusiva del 19 agosto sarà la volta di Corinne Barone, frontwoman del gruppo Corinne & The band, che intratterrà il pubblico con musica dal vivo e un vasto repertorio delle hit italiane e internazionali più amate. Tre appuntamenti con l’intrattenimento musicale dal vivo e di qualità. Tutti gli spettacoli sono a ingresso gratuito. Gli aggiornamenti in tempo reale e ulteriori dettagli verranno rilasciati nei prossimi giorni sul sito ufficiale dell’evento notteazzurra.it e sulle pagine social ufficiali.
PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – I cieli azzurri di Pechino sono diventati un segno visibile dei progressi compiuti dalla città nella lotta all’inquinamento atmosferico e, alla base di questi risultati, le tecnologie digitali svolgono un ruolo sempre più importante. Nel 2025 Pechino ha registrato 311 giorni con una buona qualità dell’aria e un solo giorno di grave inquinamento, rispetto ai 58 giorni del 2013, quando la città ha iniziato ufficialmente a pubblicare i dati sul monitoraggio del PM2,5. La concentrazione media annua di PM2,5, un indicatore fondamentale della qualità dell’aria, è scesa dagli 89,5 microgrammi per metro cubo del 2013 ai 27 microgrammi per metro cubo del 2025, con un calo di quasi il 70%. I progressi hanno attirato l’attenzione internazionale. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente ha indicato l’esperienza di Pechino nel miglioramento della qualità dell’aria come un modello per altre città. Secondo gli esperti del Centro municipale di monitoraggio ecologico e ambientale di Pechino, l’aria più pulita è il risultato di un sistema completo che integra monitoraggio ambientale, analisi scientifica, elaborazione delle politiche, cooperazione regionale e applicazione delle norme, con le tecnologie digitali ormai presenti in ogni anello della catena. Una governance efficace parte da un monitoraggio accurato. Pechino ha istituito una rete multilivello per il controllo della qualità dell’aria. I dati mostrano che 35 stazioni di monitoraggio standard distribuite in tutta la città misurano continuamente sei principali sostanze inquinanti, mentre oltre 1.000 sensori compatti installati nelle comunità e nei centri urbani forniscono informazioni più dettagliate sulle variazioni locali della qualità dell’aria. Il sistema di monitoraggio è stato realizzato gradualmente dal Centro municipale di monitoraggio ecologico e ambientale di Pechino, una delle prime istituzioni cinesi per il monitoraggio ecologico e ambientale, responsabile del controllo dell’aria, dell’acqua, del rumore, del suolo e degli ecosistemi della capitale. Il centro ha sviluppato un sistema analitico in grado di identificare circa 125 componenti del PM2,5, coprendone la maggior parte della composizione e aiutando i ricercatori a risalire alle fonti dell’inquinamento. “L’analisi delle fonti ci aiuta a individuare i principali responsabili dell’inquinamento nelle diverse fasi, fornendo ai decisori una base scientifica per intervenire sulle principali fonti di emissione”, ha dichiarato Li Yunting, direttore tecnico del centro. Sotto il coordinamento dell’Ufficio municipale per l’ecologia e l’ambiente di Pechino, il centro ha condotto insieme ad altre istituzioni quattro cicli di studi sulle fonti del PM2,5, i cui risultati sono stati pubblicati nel 2014, nel 2018, nel 2021 e nel 2025. L’analisi più recente ha mostrato che il trasporto regionale ha contribuito per il 57% all’inquinamento da PM2,5 di Pechino. Tra le fonti locali, responsabili del restante 43%, le emissioni dei veicoli e quelle residenziali rappresentavano le quote maggiori, una caratteristica peculiare di una grande metropoli internazionale. I risultati del monitoraggio hanno fornito un sostegno scientifico a una serie di misure di controllo dell’inquinamento. Pechino, ad esempio, ha promosso i veicoli a nuova energia per ridurre le emissioni dei trasporti e ha adottato tecniche avanzate, tra cui strutture a membrana sostenute dall’aria, per contenere le emissioni di polveri. Nel frattempo, l’inquinamento prodotto dalla combustione del carbone, un tempo tra i principali fattori, è stato quasi eliminato e non figura più tra le fonti principali. Ciò riflette gli sforzi più ampi compiuti a livello nazionale per ridurre il consumo di carbone, promuovere l’energia pulita e ammodernare le industrie altamente inquinanti. Ora che le concentrazioni di PM2,5 si attestano su livelli relativamente bassi, ulteriori miglioramenti della qualità dell’aria dipenderanno da approcci più mirati e basati sulla scienza. Oltre al monitoraggio dell’inquinamento, Pechino ha costruito un sistema di governance ambientale basato sui dati, che collega monitoraggio, regolamentazione e applicazione delle norme in un circuito chiuso, dal rilevamento all’intervento fino alla successiva valutazione. Sviluppato dal centro e noto come innovativo modello di collegamento tra regolamentazione, monitoraggio e ispezione, il sistema integra intelligenza artificiale, Internet delle cose, telerilevamento satellitare e tecnologie di monitoraggio a bordo dei veicoli, riunendo su un’unica piattaforma dati ambientali provenienti da più fonti. “Il sistema riunisce su un’unica piattaforma informazioni che in precedenza erano distribuite tra diversi dipartimenti”, ha dichiarato Zhang Likun, direttore della divisione per i sistemi intelligenti del centro. Secondo Zhang, ciò consente di effettuare controlli a distanza e azioni congiunte tra diversi settori, tra cui edilizia abitativa, risorse idriche e trasporti, migliorando sensibilmente l’efficienza e la precisione della gestione ambientale. Utilizzando più di 30 algoritmi intelligenti, la piattaforma analizza automaticamente i dati e individua potenziali rischi di inquinamento. Su questa base, il personale addetto al monitoraggio identifica i problemi più urgenti e li trasmette ai dipartimenti responsabili dell’applicazione delle norme. L’approccio ha già attirato l’attenzione internazionale. Clean Air Asia, un’organizzazione non governativa internazionale impegnata nel miglioramento della qualità dell’aria in Asia, ha presentato il sistema come caso di studio rappresentativo nel rapporto “China Air 2025”. Il modello è stato inoltre illustrato alla Better Air Quality Conference 2026 e ha ricevuto il Certificate for Clean Air Best Practice Sharing. La Cina ha integrato la tutela ecologica nel proprio percorso di modernizzazione. Mentre il Paese accelera gli sforzi nell’ambito dell’iniziativa Beautiful China, l’esperienza di Pechino dimostra come la tecnologia possa sostenere una governance ambientale più precisa, coordinata e sostenibile.
PERTH (AUSTRALIA) (ITALPRESS) – All’Optus Stadium di Perth è l’Inter a prendersi il primo derby d’Italia della stagione. Nell’amichevole australiana contro la Juventus finisce 2-1 per i nerazzurri. ,
La squadra di Chivu ha indirizzato la partita già nel primo tempo, trovando il vantaggio al 18′. Bonny riceve sulla sinistra e mette al centro un pallone invitante per Dimarco, che si inserisce e incrocia verso l’angolino lontano. La conclusione non è perfettamente pulita, ma è sufficiente per battere Di Gregorio e portare avanti l’Inter. Al 31′ ci prova Calhanoglu direttamente su punizione da circa 40 metri: il pallone è potente e insidioso, ma Di Gregorio è attento. La Juventus cresce con il passare dei minuti. Al 37′ è Yildiz a sfiorare il pareggio con un potente rasoterra dalla distanza che termina di poco a lato.
All’intervallo Chivu e Spalletti cambiano profondamente le rispettive squadre. L’Inter inserisce Carlos Augusto e Zielinski, mentre la Juventus effettua più sostituzioni, mandando in campo tra gli altri i nuovi acquisti Kolo Muani e Alajbegovic. Ma al 62′ arriva il raddoppio dell’Inter. I nerazzurri costruiscono una bella azione sulla destra coinvolgendo Diouf, Esposito e Pavard. La combinazione porta Diouf in area, da posizione defilata: il centrocampista calcia di destro verso la porta e sorprende Di Gregorio, non impeccabile nell’occasione. La conclusione non appare irresistibile, ma termina comunque in rete per il 2-0.
Al 70′ i nerazzurri hanno l’occasione per calare il tris. Stankovic orchestra un contropiede e con un passaggio preciso manda Iddrissou sul fondo. L’attaccante mette il pallone sul primo palo, dove Lavelli, a un metro dalla porta, non riesce però a trovare l’impatto giusto e manda alto. Nel finale accorciano i bianconeri con Conceicao: Miretti trova in profondità il portoghese che controlla e batte Martinez. Ma non basta: vince l’Inter, Juventus ko 2-1.