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Intervista SottoTraccia di Davide Mercurio a Luciano Aloise: quando la musica diventa identità

Per il quarantunesimo appuntamento di Interviste SottoTraccia, a cura di Davide Mercurio, il collettivo OndaRocK torna a giocare in casa accogliendo un ospite che della musica ha fatto una missione quotidiana: Luciano Aloise, chitarrista raffinato, docente stimato e punto di riferimento per generazioni di allievi. Con lui, più che un’intervista, si è aperto un dialogo autentico, capace di attraversare ricordi, esperienze e riflessioni profonde su cosa significhi oggi vivere, e soprattutto sentire, la musica. Il viaggio musicale di Luciano comincia nei primi anni ’80, nel coro della parrocchia di San Giorgio, a Squillace. È lì che avviene il primo contatto con la chitarra, un incontro destinato a trasformarsi in vocazione. Da quel momento, le piazze del paese, le prime band giovanili (come “I Cristallo”) e un ascolto onnivoro diventano il terreno fertile su cui cresce la sua identità artistica. Latino, rock, jazz: nessun genere è escluso. L’approccio di Aloise è aperto, curioso, libero. Una bussola che ancora oggi orienta il suo modo di suonare e di insegnare. Come per molti musicisti, anche per lui il rapporto con lo strumento passa attraverso una fase inevitabile: l’imitazione dei grandi. Studiare, assorbire linguaggi, decifrare stili. Ma è solo un passaggio, non un punto d’arrivo. «Molti – racconta – si fermano alla velocità e alla precisione; ma è nella personalità che si riconosce un vero musicista». Una convinzione che rappresenta uno dei cardini della sua didattica: la tecnica non come fine, ma come mezzo per esprimere un’identità. Per Aloise, suonare e insegnare non sono due mondi separati, ma dimensioni che si alimentano a vicenda. Il palco diventa esperienza da trasmettere; la didattica affina sensibilità e consapevolezza. Un equilibrio naturale, fondato su un principio semplice e imprescindibile: senza passione e desiderio di apprendere, non esiste crescita. Nel percorso del maestro c’è anche un capitolo importante legato proprio a OndaRocK, quando il Festival rappresentava una vetrina fondamentale per le band emergenti. Un’esperienza che gli ha permesso di scoprire talenti, ascoltare nuove sonorità e ribadire una convinzione che lo accompagna da sempre: la musica si comprende davvero solo dal vivo. «Le rassegne – sottolinea – vanno sostenute, perché sono linfa per chi ha qualcosa da dire». A chi inizia oggi, Luciano non offre scorciatoie, ma verità. «La chitarra – afferma – è uno strumento facile da imparare male». Per questo, trovare una guida valida è essenziale. E per chi sogna di insegnare, il percorso accademico resta una tappa fondamentale, non un optional. L’incontro tra Davide e Luciano si chiude così, con la sensazione di aver attraversato non solo una carriera, ma una visione del mondo. La musica, per lui, non è mestiere, ma è linguaggio profondo, disciplina e libertà insieme. E mentre continua a far vibrare le corde della sua chitarra, continua anche a far vibrare quelle di chi sceglie di affidarsi alla sua esperienza. In ogni nota, resta viva quella ricerca autentica che trasforma il suono in identità. Il collettivo OndaRocK e Davide Mercurio ringraziano Luciano Aloise per la disponibilità e la generosità del racconto.
Carmela Commodaro

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Medicina di precisione, nel nuovo dossier Aifa l’impatto delle terapie mirate

Medicina di precisione, nel nuovo dossier Aifa l’impatto delle terapie mirate

ROMA (ITALPRESS) – La medicina sta vivendo una trasformazione profonda: dall’approccio standardizzato, basato sul “paziente medio”, si sta passando a un modello centrato sulla persona, capace di adattare diagnosi e terapie alle caratteristiche genetiche, cliniche e ambientali di ciascun individuo. E’ il paradigma della medicina di precisione, al centro del dossier dell’AIFA, che analizza l’impatto di questa evoluzione sulla pratica clinica e sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
Negli ultimi vent’anni, i progressi della genomica e delle tecnologie digitali hanno reso evidente un limite della medicina tradizionale: pazienti con la stessa patologia possono rispondere in modo molto diverso alle stesse cure. Da qui nasce l’esigenza di un approccio più mirato, in grado di individuare il trattamento più efficace per ciascun individuo, evitando terapie inutili o potenzialmente dannose.
Nella pratica clinica, questo modello si traduce nell’impiego di strumenti innovativi: la genomica e la farmacogenomica consentono di analizzare il DNA per individuare varianti che influenzano la risposta ai farmaci; la trascrittomica, la proteomica e la metabolomica permettono di osservare l’attività biologica dei sistemi cellulari; l’epigenetica studia le modificazioni legate all’ambiente e agli stili di vita; mentre la bioinformatica e l’intelligenza artificiale integrano grandi quantità di dati per supportare le decisioni cliniche. Grazie a queste tecnologie è possibile prevedere la risposta ai farmaci, identificare i pazienti a rischio di effetti collaterali e scegliere trattamenti mirati in base alle caratteristiche molecolari della malattia.
“La medicina di precisione non è un lusso per pochi, ma un diritto per tutti” – sottolinea il Presidente dell’AIFA, Robert Nisticò – E’ il modo più etico ed efficace di curare, perchè consente di evitare trattamenti inutili e mette davvero al centro la persona”.
Il cambiamento è particolarmente rilevante in Italia, uno dei Paesi più longevi al mondo.
L’invecchiamento della popolazione comporta un aumento delle patologie croniche e della cosiddetta politerapia. La convivenza con più malattie comporta infatti la necessità di assumere più farmaci e rappresenta una delle principali sfide cliniche e sociali del nostro tempo: il 68% degli over 65 riceve prescrizioni di almeno cinque farmaci diversi e il 28,5% ne assume dieci o più.
Questa condizione aumenta esponenzialmente il rischio di interazioni farmacologiche, errori terapeutici e reazioni avverse, ma ha anche un impatto sociale significativo: riduce l’autonomia degli anziani, complica la vita dei caregiver e genera costi diretti e indiretti per il sistema sanitario.
Un rischio concreto è la cosiddetta “prescrizione a cascata”: un farmaco viene prescritto per trattare un effetto collaterale causato da un altro, innescando un circolo vizioso che porta il paziente ad assumere un numero crescente di medicinali.
“Non possiamo più permettere che la politerapia diventi una condanna per gli anziani – evidenzia Nisticò – La sfida è prescrivere meglio, non di più, utilizzando le informazioni genetiche e cliniche per evitare rischi inutili”.
In questo scenario si inserisce la prescrittomica, disciplina che applica i principi della medicina di precisione alla gestione delle terapie farmacologiche, con l’obiettivo di ottimizzare le prescrizioni e ridurre le interazioni tra farmaci.
“La prescrittomica è il ponte tra la conoscenza dei geni e la pratica clinica quotidiana – aggiunge Nisticò – Significa superare la medicina per tentativi e offrire cure più sicure, soprattutto ai pazienti più fragili”.
Un ambito in cui questa rivoluzione è già realtà è l’oncologia. Per decenni la chemioterapia ha rappresentato lo strumento principale contro il cancro, colpendo indiscriminatamente cellule tumorali e sane, con effetti collaterali significativi. Le terapie mirate, invece, riconoscono e bloccano specifici meccanismi molecolari delle cellule tumorali, risultando più selettive e generalmente meglio tollerate.
Le principali categorie di farmaci oncologici mirati comprendono: Inibitori delle tirosin-chinasi (TKI): agiscono bloccando enzimi fondamentali per la proliferazione tumorale. Hanno rivoluzionato il trattamento di alcune leucemie e sono utilizzati in tumori polmonari e gastrointestinali.
Anticorpi monoclonali: molecole progettate per riconoscere bersagli specifici sulle cellule tumorali. Gli anti-HER2, ad esempio, hanno cambiato la prognosi del carcinoma mammario HER2-positivo.
Immunoterapie: farmaci che attivano il sistema immunitario contro il tumore, come gli inibitori dei checkpoint immunitari, oggi impiegati in numerose neoplasie avanzate.
Immuno-coniugati (ADC): combinano anticorpi monoclonali e agenti citotossici, trasportando il farmaco direttamente alle cellule tumorali e riducendo l’impatto sui tessuti sani.
Vaccini terapeutici: ancora in sviluppo, puntano ad addestrare il sistema immunitario a riconoscere e colpire selettivamente le cellule tumorali.
Centrale è il ruolo dei biomarcatori: per scegliere la terapia più efficace non basta conoscere la sede del tumore, ma è necessario analizzarne il profilo molecolare. Mutazioni in geni come EGFR, ALK o ROS1 guidano la scelta terapeutica, spostando l’attenzione dalla localizzazione anatomica al “codice genetico” della malattia. Le terapie di precisione hanno migliorato significativamente la prognosi di molti tumori, ma presentano ancora limiti importanti: lo sviluppo di resistenze, i costi elevati e un accesso non uniforme ai test molecolari.
“In oncologia la medicina di precisione è già realtà, ma richiede un cambio di paradigma – osserva Nisticò – Dobbiamo passare da una visione basata sull’organo a una basata sulle caratteristiche molecolari della malattia”.
Guardando al futuro, il dossier evidenzia il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale e della bioinformatica, che permetteranno di sviluppare modelli predittivi sempre più accurati e di integrare dati clinici, genetici e ambientali. Tra le prospettive più innovative vi è il passaporto farmacogenomico, una carta d’identità genetica del paziente che potrebbe accompagnarlo per tutta la vita. “Il passaporto farmacogenomico rappresenta una prospettiva concreta per migliorare sicurezza ed efficacia delle cure – conclude Nisticò – E’ una sfida che richiede governance, equità e responsabilità nell’uso dei dati”.
La medicina di precisione rappresenta dunque non solo un’evoluzione scientifica, ma un cambiamento strutturale e culturale che coinvolge l’intero sistema sanitario. La sfida è renderla accessibile, equa e sostenibile, trasformando l’innovazione in un beneficio concreto per tutti i cittadini. La direzione è tracciata: superare il modello “uguale per tutti” per costruire una sanità più efficace, più sostenibile e realmente su misura per ogni persona.
-foto ufficio stampa Aifa –
(ITALPRESS).

Squillace, incontro pubblico sulla sarcopenia a Squillace: prevenzione, salute e screening gratuiti per gli over 70

Un appuntamento dedicato alla salute e alla prevenzione, pensato per tutta la cittadinanza. Si svolgerà venerdì 24 aprile, alle ore 18, nella Casa delle Culture a Squillace. L’incontro verterà sul tema “Sarcopenia: cos’è e come prevenirla”, promosso dall’Università “Magna Graecia” di Catanzaro in collaborazione con l’assessorato alla Sanità del Comune di Squillace. La sarcopenia è una condizione caratterizzata dalla progressiva perdita di massa e forza muscolare, un fenomeno che può compromettere autonomia, equilibrio e qualità della vita. Riconoscerla in tempo è fondamentale per intervenire con strategie efficaci, basate su corretta alimentazione, attività fisica mirata e monitoraggio clinico. Durante l’incontro, aperto a tutti, i nutrizionisti dell’Università di Catanzaro illustreranno che cos’è la sarcopenia e perché è importante diagnosticarla precocemente; i segnali da non sottovalutare; il ruolo dell’alimentazione nella protezione della massa muscolare; e l’importanza dell’esercizio fisico nella prevenzione e nel mantenimento della forza. Sarà, inoltre, presentato lo screening effettuato dall’équipe di Nutrizione Clinica dell’Università, realizzato in collaborazione con il Comune di Squillace. A partire dall’8 maggio, nella sede della Pro loco di Squillace, sarà possibile partecipare a uno screening gratuito rivolto ai residenti con età superiore ai 70 anni. Lo screening si svolgerà ogni giovedì, venerdì e sabato mattina e comprenderà la valutazione antropometrica (circonferenze di vita, braccio e polpaccio), la misurazione della forza muscolare, l’analisi della massa muscolare, il test di mobilità e la valutazione della qualità della dieta. Un percorso completo, pensato per individuare precocemente eventuali condizioni di rischio e fornire indicazioni personalizzate per migliorare lo stile di vita. La partecipazione all’incontro e allo screening è gratuita. I cittadini interessati possono rivolgersi direttamente al Comune di Squillace per informazioni e prenotazioni.
Carmela Commodaro

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Monza, scoperta maxi frode fiscale da oltre 178 milioni di euro di fatture false

Monza, scoperta maxi frode fiscale da oltre 178 milioni di euro di fatture false

MONZA (ITALPRESS) – Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza Monza Brianza hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo per circa 12 milioni di euro, emesso dal Tribunale del capoluogo su richiesta della Procura della Repubblica brianzola, finalizzato alla confisca per equivalente di denaro, altre disponibilità finanziarie e beni mobili ed immobili nei confronti di un imprenditore gravemente indiziato del reato di frode fiscale. Il provvedimento cautelare scaturisce da un’attività d’indagine condotta dai Finanzieri del Gruppo di Monza e coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza, a sua volta originata da una pregressa azione ispettiva effettuata dalle stesse Fiamme Gialle nei confronti di una società di capitali brianzola gestita da soggetti di origine sinica. Più in particolare, l’attività investigativa, sviluppata anche attraverso indagini finanziarie e approfondimenti antiriciclaggio, ha consentito di individuare una rilevante frode carosello all’I.V.A., perpetrata da 14 imprese con sede nelle provincie di Milano e Prato, risultate cartiere dedite
all’emissione di fatture false per oltre 143,4 milioni di euro, di cui € 35.000.000 utilizzate dalla sola impresa di Concorezzo (MB). All’esito degli accertamenti patrimoniali eseguiti, i Finanzieri monzesi hanno assicurato l’esecuzione del provvedimento di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente dei beni nella disponibilità dell’indagato sino alla concorrenza della somma di 12 milioni di euro, provvedendo all’apprensione di disponibilità finanziarie e 8 immobili (tra cui una villa di pregio) corrispondenti al profitto dei reati contestati.(ITALPRESS).

Foto: Sala stampa Guardia di Finanza

Iran, Crosetto “A Hormuz con l’Onu, ma il Parlamento dica sì anche senza suo ok”

Iran, Crosetto “A Hormuz con l’Onu, ma il Parlamento dica sì anche senza suo ok”

ROMA (ITALPRESS) – Disponibilità a contribuire a una missione internazionale, ma solo a determinate condizioni: il ministro della Difesa Guido Crosetto indica la linea italiana riguardo alla situazione a Hormuz e alla crisi in Medio Oriente. In un’intervista al Corriere della Sera, il MOD chiarisce priorità e limiti dell’azione italiana. “La nuova chiusura dello Stretto di certo non stupisce, perchè Hormuz è diventato il punto nevralgico di questa guerra», afferma Crosetto, spiegando che «l’Iran ha capito che non poteva combatterla, nè vincerla sul suo territorio e l’ha allargata ai Paesi del Golfo, a Hormuz e quindi al resto del mondo». Lo scenario, avverte, è destinato a protrarsi: «Sarà una trattativa lunga, continua, complicata”. Sul piano delle responsabilità internazionali, il ministro riconosce la complessità delle scelte: «Se guardiamo lo scenario dal punto di vista nazionale si è trattato di un grave errore», riferendosi agli attacchi contro Teheran, ma precisa che «dal punto di vista israeliano è una questione esistenziale, di sopravvivenza». Quanto agli Stati Uniti, osserva: «Gli Usa ritengono che l’Iran sia un elemento di totale destabilizzazione del mondo», anche in relazione agli equilibri energetici globali e alla competizione con la Cina. L’Italia, intanto, si prepara a un possibile contributo operativo: “Da 20 giorni ho detto al capo della Difesa e della Marina di tenersi pronti con due navi”, rivela Crosetto, ipotizzando l’impiego di cacciamine. Tuttavia, pone una condizione chiara: “Per inviarle occorre la fine delle ostilità, perchè nessuno vuole entrare in una guerra”. Solo dopo una tregua, infatti, “la comunità internazionale potrà accedere a Hormuz […] per non trovarsi in una zona di guerra”. Fondamentale, in ogni caso, il passaggio parlamentare: “Il governo italiano passerà dal voto del Parlamento, che per noi è un passaggio dovuto, obbligatorio, fondamentale”. Quanto al ruolo delle Nazioni Unite, il ministro auspica un mandato ma non lo considera imprescindibile: “Mi auguro che ci sia l’egida dell’Onu, ma non mi formalizzerò se invece ci saranno 42 nazioni con un mandato e una forza multilaterale di pace”. E aggiunge: “Non penso che, davanti a una missione internazionale, il Parlamento possa fare distinguo”. Sul rapporto con Washington e le tensioni con Donald Trump, Crosetto ridimensiona i contrasti: le critiche all’Italia sono «un giudizio ingeneroso e affrettato», destinato a rientrare. Quanto alla mancata autorizzazione all’uso della base di Sigonella, chiarisce: “Se abbiamo detto no è stato perchè non potevamo dire di sì”, richiamando il rispetto delle regole vigenti. Il ministro respinge inoltre l’ipotesi di un coinvolgimento diretto dell’Italia nel conflitto: “Quando Trump ci ha chiesto di scendere in guerra l’Italia non può scendere in guerra con nessuno, lo dice la Costituzione”. Preoccupazione resta alta anche per il Libano e per la sicurezza dei contingenti italiani: “Sono preoccupato per il Libano e non da oggi”. Sulla missione Unifil, Crosetto rivendica di aver chiesto “più volte un cambio di passo e di regole», avvertendo che senza interventi «se avesse fallito Unifil, sarebbe entrato l’esercito israeliano. Così è stato”. Ora, conclude, “dovremo pensare come sostituirla”, perchè “un Libano che esplode è l’ennesimo problema per il mondo”. Sul fronte interno ed economico, il ministro invita a evitare semplificazioni, anche sul tema del gas russo: “Sembra che la Russia ci regalerebbe il gas, invece il prezzo sarebbe di mercato”. E, guardando alle sfide future, sottolinea la necessità di interventi strutturali: “Bisogna tagliare un pò di fili. E’ la tela di Penelope. Il governo fa e qualcuno disfa”.(ITALPRESS).

Foto: Ipa Agency

RISCATTO TERRITORIALE, A MONTEPAONE LA VILLA CONFISCATA RINASCE COME POLO PER L’INCLUSIONE SOCIALE E IL LAVORO

Approvato il progetto da 600 mila euro per un centro diurno d’avanguardia in via Bellavista: ospiterà persone con disabilità in un immobile sottratto alla criminalità

MONTEPAONE (CZ) – 19 APRILE 2026 – Il riscatto di un territorio passa dalla capacità di trasformare il patrimonio della criminalità in bene comune. A Montepaone, in provincia di Catanzaro, la Giunta comunale guidata dal sindaco Mario Migliarese ha impresso un’accelerazione decisiva a questo processo. Con la deliberazione n. 209 del 10 dicembre 2025, l’amministrazione ha approvato il Documento di indirizzo alla progettazione (DIP) per la realizzazione di un centro diurno di inclusione sociale e lavorativa destinato a persone con disabilità o soggetti svantaggiati.
L’opera, dal valore complessivo di 600.000 euro, sorgerà in un immobile di recente costruzione (2022) situato tra via Bellavista e via Belvedere, confiscato alla criminalità organizzata e acquisito gratuitamente al patrimonio comunale.
La voce dell’Amministrazione: “Un presidio di legalità e speranza”
Da parte dell’Amministrazione comunale c’è l’intento di concretizzare una visione politica e sociale che va ben oltre la semplice delibera tecnica. La scelta di destinare proprio quel bene a fini sociali è una dichiarazione d’intenti cristallina: «La restituzione dei beni confiscati alla comunità – dicono gli amministratori – non è solo un atto burocratico, ma rappresenta uno strumento di valore rieducativo fondamentale. Ogni mattone di questo edificio deve diventare uno stimolo alla partecipazione civile e un simbolo concreto di inclusione sociale. Non stiamo solo recuperando un immobile, stiamo attivando le politiche di coesione necessarie per il vero riscatto dei territori.
Questo centro sarà un presidio dove la legalità si trasforma in opportunità: l’obiettivo è offrire a chi vive in condizioni di svantaggio o disabilità un percorso di dignità attraverso il lavoro e la socialità. Vogliamo che questo immobile, un tempo sottratto alla collettività, rinasca come un modello di eccellenza, capace di ricevere ogni necessario accreditamento regionale per garantire servizi di altissimo profilo assistenziale».
Un polo di eccellenza socio-assistenziale
Il progetto prevede una struttura semiresidenziale moderna, studiata per accogliere fino a 7 utenti, supportati da un team gestionale professionale stimato in 3 unità lavorative. L’intervento è interamente finanziato nell’ambito del PR Calabria FESR FSE 2021-2027 (Azione 4.3.2), in linea con i requisiti strutturali e organizzativi previsti dalle normative regionali più recenti.
Il quadro economico è stato definito nei minimi dettagli per garantire efficienza e trasparenza: lavori ed esecuzione: 380.000 euro (inclusi oneri per la sicurezza); forniture e attrezzature: oltre 18.000 euro. spese tecniche e progettazione: circa 98.700 euro per garantire standard qualitativi d’eccellenza.
Trasparenza e cronoprogramma
Per garantire l’immediata operatività e rispettare i tempi dettati dalla convenzione con la Regione Calabria, la Giunta ha già costituito l’ufficio del Responsabile Unico del Progetto (RUP). Il coordinamento tecnico è affidato al geometra Roberto Catalano, affiancato dagli ingegneri Vincenzo Clericò e Vittorio Procopio. L’atto è stato dichiarato immediatamente eseguibile per consentire l’avvio della fase attuativa senza ritardi.

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Varese, scoperta una frode di crediti falsi da oltre 200 milioni di euro

VARESE (ITALPRESS) – Nei giorni scorsi, si è conclusa una complessa attività di polizia giudiziaria ed economico finanziaria, condotta dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale Varese, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Busto Arsizio, che ha permesso di disvelare un articolato sistema di frode finalizzato all’indebita generazione di crediti fiscali per importi milionari. Nei confronti di 11 imprenditori residenti principalmente nelle province di Napoli, Caserta, Milano, Potenza e Roma, è stato dunque notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, in quanto ritenuti rei di aver acquistato e detenuto, da società inesistenti, crediti d’imposta fraudolenti in attesa di poterli compensare con tasse, imposte e contributi. Già nel corso delle indagini, precisamente nel mese di luglio 2025, i finanzieri della Compagnia Gallarate e della Sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza presso la Procura della Repubblica di Busto Arsizio, avevano dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo di circa 200 milioni di euro nei confronti di 19 società beneficiarie della frode in quanto compensatrici, procedendo poi alla chiusura di ulteriori 45 società “cartiere”, utili alla generazione fraudolenta e successiva cessione del credito d’imposta in argomento dislocate sull’intero territorio nazionale e, segnatamente, nelle province di Modena, Savona, Caserta, Treviso, Brescia, Milano, Napoli, Torino, Pescara e Roma.

trl/mca2
(Fonte video: Guardia di Finanza)

OPI CATANZARO PROTAGONISTA A RIMINI: LA FORMAZIONE INFERMIERISTICA CALABRESE GUIDA L’INNOVAZIONE IN ONCOEMATOLOGIA PEDIATRICA

Dai simulatori avanzati alle nuove tecniche assistenziali, il contributo dell’Ordine di Catanzaro conquista l’Aieop e rilancia il ruolo degli infermieri tra ricerca, pratica clinica e qualità delle cure

CATANZARO – 20 APRILE 2026 – C’era anche un pezzo fondamentale dell’OPI di Catanzaro (Ordine delle professini infermieristiche) alle Giornate infermieristiche nazionali AIEOP (Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica) da poco concluse a Rimini. Ancora una volta l’appuntamento ha rappresentato un evento essenziale per l’oncoematologia pediatrica italiana.
Il simposio, spalmato in due giorni, ha sviscerato focus terorici e pratici su linee guida, ricerca e cure palliative. Il congresso, che tra il 13 a 14 aprile scorsi ha previsto sessioni Ecm per medici, infermieri pddiatrici e infermieri, con discussioni su insufficienze midollari, leucemie e tumori solidi, è stato arricchito dal contributo dell’infermieristica catanzarese.
C’erano, infatti, gli infermieri pediatrici Alessandro Pugliese (apprezzata e ricca di spunti la sua relazione), Susy Ranieri e Gioconda Gentile; l’infermiera Alessandra Crispo (coinvolta attivamente nel meccanismo della simulazione) e la presidente OPI Giovanna Cavaliere da cui sono venute rilevanti dimostrazioni prartiche.
Non solo persone, però. Tutto il materiale per la formazione in simulazione è stato messo a disposizione dall’Opi Catanzaro. Dalla Calabria sono giunti in Emilia Romagna i moderni e avanzati simulatori, manichini, materiale didattico per le esercitazioni, gli approfondimenti e nuovi slanci di crescita.
Tra i protagonisti della manifestazione anche il Dipartimento oncoematoncologico pediatrico dell’AOU “Renato Dulbecco” di Catanzaro, diretto dalla dottoressa Maria Concetta Galati che «ringraziamo spassionatamente – dicono dall’OPI Catanzaro – perché, con spirito di illuminata lungimiranza, ha consentito alla struttra di prendere parte attivamente sia alla sessione teorica sia a quella pratica con la positiva presenza dei medici Eulalia Galea, Francesco Gigliotti e Raffaele Lista ai quali, inoltre, rinnoviamo la nostra gratitudine per il fattivo coinvolgimento dimostrato» . Durante le attività pratiche, tra le altre cose, sono stati presentati e testati nuovi sistemi di posizionamento e fissaggio del sondino naso-gastrico, innovative medicazioni e dispositivi orientati al miglioramento del comfort del paziente e alla sicurezza dell’applicazione.
«E’ stato davvero una grande soddisfazione essere stati protagonisti di un appuntamento nazionale che annualmente segna una tappa fondamentale per la nostra professione – evidenzia la presidente Cavaliere -. La formazione infermieristica oggi non può più fermarsi alla teoria: solo attraverso la simulazione, l’innovazione e il confronto tra esperienze diverse possiamo garantire ai nostri piccoli pazienti cure sempre più sicure, appropriate e orientate alla qualità di vita».
Dal canto suo, l’AIEOP non ha tardato a complimentarsi con l’OPI Catanzaro. «Desidero esprimervi il mio sincero ringraziamento per la collaborazione e per aver reso possibile, in particolare la giornata infermieristica di lunedì 13 aprile – sottolinea Matteo Amicucci, coordinatore del Gruppo di lavoro (Gdl) dell’ AIEOP – . Tutti i materiali si sono rivelati estremamente efficaci e riflettono chiaramente un’esperienza concreta e un utilizzo orientato a un obiettivo formativo importante, come la simulazione e la formazione sul campo. In questo senso, ritengo che la vostra realtà rappresenti un esempio significativo e una fonte di grande ispirazione. Complimenti ancora per il lavoro che svolgete con tanta passione e competenza».
Un encomio che l’OPI Catanzaro incassa con estrema soddisfazione. Un motivo in più per guardare a nuovi orizzonti. «La nostra partecipazione conferma l’impegno costante del territorio calabrese nella promozione della formazione, della qualità assistenziale e della crescita professionale degli infermieri, in linea con gli standard nazionali e internazionali», conclude la presidente Cavaliere.

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